Assegno di Inclusione: fino a 3.000 euro di vantaggio per chi apre la Partita IVA

 L’Assegno di Inclusione (ADI) continua a essere una delle principali misure di sostegno economico per le famiglie in difficoltà. Tra le novità più interessanti c’è una regola che favorisce chi decide di aprire una Partita IVA: un beneficio economico fino a 3.000 euro che non riduce immediatamente l’importo dell’assegno.



Vediamo nel dettaglio come funziona, a chi spetta e cosa bisogna fare per non perdere il diritto al sussidio.


Cos’è l’Assegno di Inclusione

L’Assegno di Inclusione è il sostegno introdotto dal Governo per sostituire il Reddito di Cittadinanza. È attivo dal 2024 e viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispettano specifici requisiti economici e sociali.


Il beneficio è destinato in particolare a famiglie con:

  • minori
  • persone con disabilità
  • over 60
  • soggetti in condizioni di fragilità

Oltre all’aiuto economico, l’ADI prevede percorsi di inclusione lavorativa e sociale, con l’obiettivo di favorire l’autonomia del beneficiario.


Apertura Partita IVA: come funziona il beneficio dei 3.000 euro

Non si tratta di un bonus diretto accreditato sul conto, ma di una agevolazione molto importante.


Chi percepisce l’Assegno di Inclusione e decide di avviare un’attività autonoma o professionale può:

  • guadagnare fino a 3.000 euro lordi all’anno
  • senza che questo reddito venga conteggiato immediatamente nel calcolo dell’ADI

In pratica, i primi 3.000 euro di reddito da Partita IVA non riducono l’importo dell’assegno. Solo l’eventuale reddito eccedente questa soglia incide sul beneficio.

Questa misura è pensata per:

  • incentivare l’autoimpiego
  • favorire l’avvio di nuove attività
  • evitare che piccoli guadagni iniziali facciano perdere subito il sostegno economico

Chi può beneficiare di questa agevolazione

Il vantaggio dei 3.000 euro riguarda:

  • beneficiari dell’Assegno di Inclusione
  • lavoratori autonomi, liberi professionisti e piccoli imprenditori
  • persone che aprono una nuova Partita IVA durante la percezione dell’ADI

È fondamentale che il nucleo familiare continui a rispettare i requisiti ISEE e patrimoniali previsti dalla normativa.


Obblighi di comunicazione all’INPS

Chi apre una Partita IVA mentre percepisce l’Assegno di Inclusione deve:

  • Comunicare l’avvio dell’attività all’INPS
  • Dichiarare correttamente i redditi prodotti
  • Aggiornare eventuali variazioni economiche

La mancata comunicazione può portare a sospensione o revoca del beneficio, con possibile richiesta di restituzione delle somme percepite.


Cosa succede se si superano i 3.000 euro

Se il reddito annuo da lavoro autonomo supera i 3.000 euro:

  • la parte eccedente viene conteggiata
  • l’importo dell’ADI può essere ridotto
  • nei casi più gravi, il beneficio può decadere

Per questo è importante monitorare attentamente i guadagni e mantenere una gestione trasparente


Conclusione

Il cosiddetto “bonus da 3.000 euro” legato all’Assegno di Inclusione non è un contributo extra versato dallo Stato, ma una agevolazione concreta che permette di avviare un’attività con Partita IVA senza perdere subito il sostegno economico.


Una misura che rappresenta un vero incentivo all’autoimprenditorialità e all’inclusione lavorativa, offrendo una rete di sicurezza a chi prova a rimettersi in gioco.

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